ARCHITETTURE SEGRETE di Andrea Polichetti
a cura di Progetto Matéria ETS – Alessandro Messina e Valentino Danilo Matteis
Nell’ambito di Plenaria 2026, rassegna culturale di Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, inserita nella programmazione “Portami il Futuro”
per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026
Giardino Segreto 1 — Gibellina
13 settembre 2026, ore 18.30
dal 13 settembre al 31 ottobre
Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, nell’ambito della rassegna Plenaria 2026, inserita all’interno del programma “Portami il Futuro” per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026, inaugura Domenica 13 settembre 2026, alle ore 18.30, al Giardino Segreto 1 di Gibellina, Architetture Segrete, un progetto di Andrea Polichetti che mette in relazione le sue opere in ferro con l’architettura di Francesco Venezia e con i frammenti provenienti dalla città originaria, a cura di Progetto Materia ETS, Alessandro Messina e Valentino Danilo Matteis.
Il Giardino Segreto 1 appare come una casa che ha rinunciato al tetto per lasciare entrare il cielo: muri, archi, colonne e frammenti di pietra compongono uno spazio in cui ogni elemento è stato separato dal proprio uso originario. Gli archi non sostengono più un edificio, le colonne non reggono un peso: il luogo sospende il significato abituale degli oggetti e lascia che la materia parli un’altra lingua.
In questo scenario, le opere di Polichetti non si aggiungono a un’architettura conclusa, ma proseguono il ragionamento del giardino stesso. Il punto d’incontro è lo spolium: l’elemento sottratto a una costruzione precedente e trasferito in un nuovo ordine, capace di unire tempi diversi senza cancellarne la distanza. Venezia ha accolto nel giardino frammenti e ruderi — tra cui cinque archi di spoglio rimontati nei muri di arenaria — costruendo soglie che rallentano il passo e affinano lo sguardo. Polichetti risponde con un materiale diverso: il tondino di ferro, di solito nascosto nel cemento, emerge in superficie e diventa linea, dando forma a colonne, profili e figure permeabili, presenti e assenti insieme.
Tra l’arco e la linea si crea così una relazione precisa: l’uno liberato dal peso che sosteneva, l’altro dalla massa che avrebbe dovuto rinforzare. La pietra porta il peso di ciò che è sopravvissuto, il ferro la leggerezza di rovine venute da un tempo futuro. Ad abitare gli spazi tra archi, muri e piante sono anche alcune presenze che l’artista chiama genius loci: non raccontano una storia precisa, ma custodiscono una soglia e invitano a uno sguardo più attento.
Luce e tempo diventano parte dell’opera: pietra lavica, arenaria, tufo e ferro cambiano aspetto nel corso della giornata, mentre le sculture proiettano sui muri immagini instabili. La conservazione, qui, non è una forma sottratta al divenire, ma la possibilità per i materiali di entrare in nuove relazioni.
Architetture Segrete nasce in questa sospensione: Venezia dà al frammento un luogo, Polichetti dà al vuoto una figura. Il segreto non è un oggetto nascosto tra i resti, ma la relazione che per un istante rende inseparabili pietra e ferro, frammento e figura, ombra e muro.
























