IDROFUTURI di Noemi Pittalà e Filippo Gonnella
a cura di Giuseppe Maiorana
Nell’ambito di Plenaria 2026, rassegna culturale di Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, inserita nella programmazione Portami il Fututo” per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026
26–29 agosto (RESIDENZA)
11–13 settembre (restituzione)
Un’indagine sulle acque del Belìce, dove la crisi idrica si racconta come crisi dell’immaginazione.
Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, nell’ambito della rassegna Plenaria 2026, inserita all’interno del programma “Portami il Futuro” per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026, ospita la terza residenza con Idrofuturi, progetto sperimentale e di ricerca artistica, di Noemi Pittalà e Filippo Gonnella, a cura di Giuseppe Maiorana. Un’indagine sul territorio che si articola in due fasi: una prima residenza dal 26 al 29 agosto, una seconda dall’11 al 13 settembre, nella Valle del Belìce, tra performance partecipativa e pratica d’archivio, attorno all’acqua come motore immaginativo.
Idrofuturi muove da un’ipotesi: che la crisi idrica sia anche una crisi dell’immaginazione. Prima ancora che nei fiumi e nelle falde, l’acqua manca nelle storie, nelle immagini e nelle parole per pensarla altrimenti. Le narrazioni disponibili lasciano intravedere solo scenari distopici, e un futuro che non si riesce a immaginare non si riesce nemmeno a desiderare. Il Belìce è il luogo per ribaltare questa impasse: la terra dove, negli anni, Danilo Dolci e Lorenzo Barbera fecero sì che l’acqua venisse prima immaginata collettivamente — nelle assemblee, nelle inchieste, negli scioperi alla rovescia, nella partecipazione — e solo dopo conquistata.
Il progetto si prefigge di lavorare come una sorta di archivio del futuro, un dispositivo che riunisce le comunità del territorio per registrare l’acqua che verrà. Si muove lungo tre azioni — archiviare, radunare, reincantare — che accompagnano il passaggio dal disincanto a un nuovo realismo magico, tenendo insieme la fantascienza di Ursula K. Le Guin e la maieutica di Danilo Dolci come strumenti per immaginare più opzioni di quante il presente ne conceda.
“Nel Belìce l’acqua ha sempre parlato due lingue: quella della mancanza e quella della lotta per immaginarne un uso diverso. – così dice Giuseppe Maiorana. Con Idrofuturi non partiamo dai dati sulla siccità, ma da un vuoto più sottile: quello delle narrazioni che ci mancano per pensare l’acqua altrimenti. In occasione di Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea abbiamo voluto che questa tematica trovasse spazio proprio qui, per dare lettura a temi importanti per il nostro tempo attraverso la collaborazione con gli artisti, capaci di aprire immaginari dove i dati da soli non arrivano. Chiediamo a un territorio che ha già saputo immaginare collettivamente il proprio futuro — con Danilo Dolci, con le inchieste, con le assemblee — di tornare a farlo, questa volta guardando avanti. Non è un progetto sull’acqua che manca, ma su quella che ancora possiamo desiderare.”
La prima fase, dal 26 al 29 agosto, apre il campo.
Si comincia con l’archiviare: arrivo e ricognizione dei paesaggi dell’acqua, dalla diga al lago artificiale, dove l’acqua è insieme memoria e infrastruttura.
Segue il radunare, con Idromanzia del futuro, a Partanna: un’assemblea immaginativa sulle acque, un cerchio aperto in cui, attorno a una domanda sospesa tra memoria e futuro, le voci del territorio si intrecciano in una polifonia che dà forma all’archivio delle acque future.
Chiude questa fase un primo affondo nel reincantare: la festa come dispositivo, dove corpo, musica e parola provano l’uscita dalla crisi dell’immaginazione come trasferimento di una potenza condivisa.
Tra le due residenze si apre un tempo di sedimentazione: il materiale del territorio viene sintetizzato e restituito.
La seconda fase, dall’11 al 13 settembre, ne raccoglie i frutti e porta a compimento il dispositivo, riattivandolo la Valle di piazza in piazza, dal tramonto all’alba, a partire dal lago urbano di Gibellina.
- photo di Noemi Pittalà





