“ La fotografia è probabilmente fra tutte le forme la più accessibile e la più gratificante. Può registrare volti o avvenimenti oppure narrare una storia. Può sorprendere, divertire ed educare. Può cogliere, e comunicare …”

(John Hedgecoe)

Un tavolo pieno di fotografie che raccontano storie, fatti, memorie

Lungo i due anni del progetto: “Le Terre che Tremarono” ho attraversato il Belice “accompagnata” dalla mia macchina fotografica e da un registratore vocale. Ho visitato molti centri urbani, camminato tra le fila dei vigneti e sono stata accolta in diverse case. È la gente di questi luoghi che ha reso possibile questo progetto; alcuni di loro mi hanno indicato una strada, altri mi hanno accompagnata, altri ancora mi hanno solo sorriso.
Ero alla ricerca di persone che volessero raccontare, attraverso le fotografie da loro custodite, un fatto, un aneddoto, una emozione. Non una ricerca ma narrazioni/memorie di comunità senza alcun margine temporale e argomento specifico; nessuna appropriazione delle immagini originali ma solo “fotografie alle fotografie” e nessuna sala di registrazione ma soltanto un registratore vocale.
Una raccolta di storie familiari piuttosto che personali, episodi che ricordano il periodo del terremoto e suoni sporchi perché qualche automobile di tanto in tanto passava per strada o perché qualcuno preparava un caffè o il pranzo. Un viaggio tra la memoria di alcuni abitanti del Belice, attraverso il quale ho raccolto le prime tessere di un puzzle, a partecipazione collettiva, tutto da costruire. Un progetto, un contenitore aperto a tutti coloro i quali avranno voglia di raccogliere altre foto a cui sono legate memorie destinate a perdersi o a rimanere mute.”
Antonia Giusino

Note biografiche

Antonia Giusino nasce a Catania, in Sicilia nel 1978, finito il Liceo Classico si iscrive alla Facoltà di Lettere Moderne, indirizzo Storia dell’Arte Contemporanea, dell’Università “La Sapienza “di Roma.
Durante il primo anno di studi universitari, scopre la passione per la fotografia e si iscrive a un corso quinquennale di: “Storia e tecnica della fotografia in bianco e nero”, da allora non ha mai più abbandonato la fotografia, rendendola il suo mestiere. Ha lavorato in diverse città italiane per case editrici, testate giornalistiche e come freelance.
Dal 2006, vive di nuovo in Sicilia, a Palermo, ha aperto una camera oscura in uno spazio che condivide con una restauratrice di materiale foto sensibile, si occupa di stampa fotografica tradizionale e di ristampe con tecniche storiche.

“Sono cresciuta in una famiglia siciliana, che ha scelto di vivere in Sicilia, a Catania, una città borghese alle pendici del Vulcano Etna. Fin da piccola, i miei sono stati attenti a come io osservassi il mondo e ciò che accadeva, aiutandomi così a sviluppare una sensibilità verso l’alterità, che segna spesso il mio modo di fotografare.
Malgrado abbia condotto i miei studi fuori, “sono andata per tornare”, tuttora sono spesso in viaggio, per necessità, per divertimento, per viaggiare, ma credo che non esista posto migliore della sicilia se si ha voglia di intraprendere un viaggio “avventuroso” e meditativo, allo stesso tempo.
Ogni giorno vieni trascinato in repentini cambiamenti di ambienti, paesaggi e gente che impongono attenzione, dagli scempi alle beltà, dalle contraddizioni alle dure coerenze, dai confini alla terra ferma. La Sicilia è per me un Caledeoscopio di molte diversità che si scontrano e a volte dialogano.”