1967: la marcia per la Sicilia occidentale e per un nuovo mondo

L’evento simbolicamente più importante di questo eccezionale periodo di lotte è la famosa “Marcia per la Sicilia Occidentale”, che vede la popolazione della valle del Belice manifestare insieme ad importanti personalità e intellettuali siciliani, italiani e internazionali: ci sono il poeta e attivista per la pace in Vietnam Vo Van Ai, il pittore Ernesto Treccani, Carlo Levi, Ignazio Buttitta, giornalisti e fotografi da tutta Italia (per il giornale L’Ora seguì la marcia Salvo Licata con Franco Scafidi).

1968: IL TERREMOTO

La notte tra il 14 e il 15 gennaio un violentissimo terremoto colpisce la valle del Belìce distruggendo interi paesi. Le vittime sono più di 400. Migliaia le persone rimaste senza una casa. Vita difficile in tendopoli – L’impreparazione istituzionale. La vita sociale riprende faticosamente nelle tendopoli, gestite da militari, tra mille disagi: il freddo, il fango, la mancanza di servizi igienici. I primi giorni dopo il terremoto sono i giorni dei “ministri” che scendono dal cielo con elicotteri – a dispetto delle tante promesse elargite tra una stretta di mano e l’altra le istituzioni (Stato e Regione) si dimostrano completamente impreparate a gestire l’emergenza. Il caos spinge la popolazione a riprendere le forme di autorganizzazione e protesta: nascono i comitati di tendopoli che, per prima cosa chiedono l’espulsione dei militari. La grande mobilitazione. A spingere la mobilitazione c’è anche lo sdegno generale di fronte al palese incoraggiamento da parte delle istituzioni all’emigrazione (venivano distribuiti biglietti gratuiti per treni internazionali); il 24 gennaio, durante una sessione speciale all’aperto del consiglio comunale di Santa Ninfa, vengono esortate le persone a non lasciare il paese e unirsi per ricostruirlo. Poi ci si organizza per far pervenire – in modo diretto – precise richieste di intervento alle autorità statali (manifestazione a Roma) e regionali (marcia a Palermo). I tentativi di pianificazione partecipata. Grazie all’esperienza di progettazione partecipata che aveva preceduto il terremoto, le richieste della popolazione del Belice vanno oltre la semplice assistenza, ma guardano, ancora una volta, al problema dello sviluppo locale come fatto centrale per la rinascita del territorio; i comitati lavorano alla redazione di un piano comune in cui vengono indicate le azioni prioritarie da compiere per far si che la ricostruzione sia occasione di sviluppo democratico.

1969: il Giudizio popolare di Roccamena

I comitati popolari in lotta per la ricostruzione continuano a trovare modalità nuove, provocatorie ed efficaci per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica e del governo sulla drammatica situazione nel Belìce. A Roccamena si decide di intenatare un pubblico processo con tanto di giudici e testimoni contro lo Stato colpevole di non aver rispettato gli impegni presi per la ricostruzione. Nel dibattito politico che segue questo evento clamoroso si consuma la scissione tra il Centro studi di Partinico guidato da Dolci e Lorenzo Barbera con il gruppo di Partanna: nasce il Centro Studi Valle del Belice che nel 1973 diventerà CRESM. Il Belice diventa campo per la sperimentazione Urbanistica. Nonostante precise esigenze della popolazione, il dibattito nazionale sull’urbanismo fa della valle del Belice un esperimento sul campo delle più illuminate teorie di pianificazione, che si esprimono sia nel percorso di costruzione del “Piano città-territorio”, a cura del Centro Studi e Iniziative con il coinvolgimento dei più illustri esponenti della pianificazione organica (Zevi, Carta, ecc.); sia nel percorso di pianificazione istituzionale centralizzata, che si articola nei diversi livelli territoriale, comprensoriale e comunale (Piani di ricostruzione parziale e totale). Entrambi i percorsi risentono delle stesse matrici culturali, che sono quelle predominanti dell’epoca (zonizzazione delle funzioni, gerarchizzazione della viabilità, ecc.).